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chaka! dov'eri ieri sera?!?! eh????
di lele.
lele puzza
di chk
uhauauhuha sei finito in copertina?
di lele.
oddioooo ma sono ioooooooooooo
di Anonimo
28/05/2009 @ 11.47.50
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Elegante progetto maturato negli ultimi sei anni tra elementi del circuito alternativo valdostano e torinese:i Treni All'Alba sinuosi e delicati si inseriscono in quella nicchia musicale (palese ossimoro, considerato l'enorme spettro d'influenze) che Ronin e, per assonanza di ragionamenti, Calexico meditarono già tempo orsono. Folk quindi, ma nella costruzione non nella distruzione.
A mio giudizio infatti il flusso di pensieri scorre pienamente, nel senso che influenze e ispirazioni si sciolgono completamente in una calda cera che coinvolge, incanta, evoca sagre paesane quanto colonne sonore di Ortolani ed è davvero difficile restarne indifferenti. Musica da matrimoni, da funerali, musica per far ballare il proprio partner e per riappropriarsi completamente di quella tradizione popolare che non ha confini geografici disegnati sulla carta, ma è comunque pregna di un'immaginario tipicamente europeo. Una colonna sonora molto emozionante. Per chi ancora porta a ballare la propria ragazza, per chi beve vino nei bicchierini di plastica e per chi fa la fila alla Fiera del bue grasso.
Sodapop (Marco Giorcelli)
Benedetta sia la teoria della Coda Lunga di Chris Anderson, ricavata per via induttiva anche dall'esistenza stessa di una band(a) come I Treni All'Alba, dei quali già demmo conto in un Mogli e Buoi ormai ingiallito: il quartetto piemontese si colloca in una nicchia privata per amanti del folk strumentale proveniente da tutte le parti del mondo e assemblato in corpo unico con originalità e personalità, costruito nell'alternanza tra segmenti concitati e inversioni di registro. Tarantelle coi Manàcuma, mariachi messicani, rapide tirate jazz-rock e/o progressive: una sostanza fisica, energetica, dinamica, vitale, la cui appendice live si annuncia esplosiva. Siamo dalle parti del vecchio Gatto Ciliegia o dei Friends Of Dean Martinez a velocità doppia, ma c'è meno cinema e più piazza, grazie anche all'apporto di numerose collaborazioni (soprattutto ai fiati), alcune delle quali di estrazione orchestrale. "Bisognerebbe sempre sentirsi come si partisse il giorno dopo", citano Benni nel booklet: buon viaggio, senza meta. Per poi ricominciare. (7/8)
BlowUp Magazine (Enrico Veronese)
Folk Destroyers racchiude mezz'ora abbondante di musica prevalentemente strumentale ed acustica; scordatevi di infilare il cd nel lettore cercando atmosfere oniriche e intime adatte ad un momento di relax perchè il quartetto aostano-piemontese non risparmia tasti e corde nel dar vita a questo post rock dalle sfumature prog e folk. Sbilanciato sui forti piuttosto che giocato sulle variazioni di intensità, il percorso sonoro sembra scaturire da un'improvvisazione che lascia poco respiro alla voce dei singoli strumenti: nove tracce senza un titolo, in cui chitarre, tastiere, synth, bassi, fiati e percussioni dicono la loro indomabili e incalzanti.
C'è genio compositivo ed originalità, ma qualcosa a tratti non funziona: è come se tutto sfuggisse loro di mano, come se ci fosse troppo suono per essere recepito e così i momenti più riusciti diventano la seconda parte della traccia 4° e la prima della 5°, quando gli strumenti non si saltano addosso ma si lasciano leggere; forse è solo una questione di misura che, sono sicura, col tempo riusciranno a trovare, per ottenere comunque lo stesso effetto senza mettere in campo una forza che può risultare eccessiva.
Una nota: un suggerimento per la lettura dei brani ci viene dal booklet dove le tavole di Domenico Sorrenti illustrano un mondo in bianco e nero dai tratti forti e sicuri nel quale i protagonisti sono un uomo e la sua solitudine.
RockIt (Elisa Orlandotti)
I treni all'alba, dediti alla promozione di "folk destroyers", si fermeranno questo weekend causa febbra dell'Orsetto. pertanto le date previste per stasera al Dobialab di Gorizia e domani al No fun di Udine sono saltate.
Riprenderanno il prossimo weekend:
Riprenderanno il prossimo weekend:
- 5 Aprile 2008 @ FOLK DESTROYERS Release Party a SPAZIO211- TORINO
- 24 Aprile 2008 @ Fattore K (acoustic set)- TORINO
- 25 Aprile 2008 @ La Casa 139- MILANO
- 26 Aprile 2008 @ ERSILIA'S WEDDING - Cascina Lunga - Suno (NOVARA)
- 1 Maggio 2008 @ AUX TANNERIES- DIJON (Francia)w/HEADWAR
- 2 Maggio 2008 @ tba- (Francia)
- 3 Maggio 2008 @ tba- (Francia)
- 9 Maggio 2008 @ Il Taurus- CIRIE' (TO)
I Treni All’Alba, un luogo e un tempo, ovvero una stazione avvolta nell’irreale silenzio che avvolge la nascita di un nuovo giorno, nome del gruppo ma anche manifesto programmatico dell’entità che vede coinvolti musicisti provenienti da formazioni come Encore Fou, BelliCosi, Rudimenti, Le Consuetudini e Sparkle.
La scelta è quella di abbandonare le consuete dinamiche espressive per rivolgersi ad una forma prettamente strumentale e intrisa di folklore nella sua accezione più ampia. Eccoci, dunque, al cospetto di un piatto decisamente ricco nonché eterogeneo, in cui si rincorrono tradizione mediterranea e suoni balcanici, ma anche elementi propri di luoghi e tempi distanti. Ad accompagnare il nucleo originale della formazione, ci sono di volta in volta musicisti differenti presi in prestito da Disco Drive, Crunch, Dead Elephant, Fratelli Di Soledad, Kina/Frontiera, Manàcuma, solo per citare alcune realtà che hanno dato il proprio contributo alla realizzazione dell’album. In realtà, prima di approdare alla pubblicazione di Folk Destroyers, il progetto si è fatto conoscere grazie ad una intensa attività live e alla partecipazione a spettacoli teatrali, cortometraggi, installazioni e ad altre esperienze di contaminazione tra differenti forme espressive. Impossibile parlare del disco in questione senza aver fornito dei punti di riferimento, in quanto le tracce presenti risentono profondamente dell’ attitudine interdisciplinare che da sempre caratterizza I Treni All’Alba. Folk Destroyers è un viaggio attraverso le disparate facce del folklore, fuse insieme per dar vita a piccole suite caratterizzate da una vitalità e da un’energia dirompenti, a tratti vicine per sensibilità e metodologia a certe deviazioni della scena prog anni Settanta, ovverosia alla parte meno stereotipata e più libera della stessa. La ricchezza degli elementi messi in gioco e l’ampio spettro musicale coperto nel corso degli episodi, segna al contempo il punto di forza e la debolezza del lavoro, laddove a tratti il tessuto sonoro si fa troppo ricco e rischia di stordire l’ascoltatore. Dove, al contrario, la scrittura si fa meno carica e le linee melodiche si fanno più definite, le composizioni riversano sull’ascoltatore tutta la propria forza evocativa e la fruizione presenta i contorni di un vero viaggio per immagini. Folk Destroyers è un lavoro coraggioso e fuori dagli schemi, per non dire unico nel suo approccio compositivo, così da rappresentare un ascolto obbligato per chiunque desideri ampliare il proprio bagaglio culturale in campo musicale.
Audiodrome (Michele Giorgi)
La scelta è quella di abbandonare le consuete dinamiche espressive per rivolgersi ad una forma prettamente strumentale e intrisa di folklore nella sua accezione più ampia. Eccoci, dunque, al cospetto di un piatto decisamente ricco nonché eterogeneo, in cui si rincorrono tradizione mediterranea e suoni balcanici, ma anche elementi propri di luoghi e tempi distanti. Ad accompagnare il nucleo originale della formazione, ci sono di volta in volta musicisti differenti presi in prestito da Disco Drive, Crunch, Dead Elephant, Fratelli Di Soledad, Kina/Frontiera, Manàcuma, solo per citare alcune realtà che hanno dato il proprio contributo alla realizzazione dell’album. In realtà, prima di approdare alla pubblicazione di Folk Destroyers, il progetto si è fatto conoscere grazie ad una intensa attività live e alla partecipazione a spettacoli teatrali, cortometraggi, installazioni e ad altre esperienze di contaminazione tra differenti forme espressive. Impossibile parlare del disco in questione senza aver fornito dei punti di riferimento, in quanto le tracce presenti risentono profondamente dell’ attitudine interdisciplinare che da sempre caratterizza I Treni All’Alba. Folk Destroyers è un viaggio attraverso le disparate facce del folklore, fuse insieme per dar vita a piccole suite caratterizzate da una vitalità e da un’energia dirompenti, a tratti vicine per sensibilità e metodologia a certe deviazioni della scena prog anni Settanta, ovverosia alla parte meno stereotipata e più libera della stessa. La ricchezza degli elementi messi in gioco e l’ampio spettro musicale coperto nel corso degli episodi, segna al contempo il punto di forza e la debolezza del lavoro, laddove a tratti il tessuto sonoro si fa troppo ricco e rischia di stordire l’ascoltatore. Dove, al contrario, la scrittura si fa meno carica e le linee melodiche si fanno più definite, le composizioni riversano sull’ascoltatore tutta la propria forza evocativa e la fruizione presenta i contorni di un vero viaggio per immagini. Folk Destroyers è un lavoro coraggioso e fuori dagli schemi, per non dire unico nel suo approccio compositivo, così da rappresentare un ascolto obbligato per chiunque desideri ampliare il proprio bagaglio culturale in campo musicale.
From BelliCosi's stardust - heroes of Turin HC scene since 90's to early 2000 - came out two different Bands, Isobel - guided by bass player Lele Giraudo (also after Smartz rec) and I Treni all'Alba - featuring screamer Sabino Pace (now at piano) and drummer Felice Sciscioli. While the folks in Isobel (recently playing a few last shows before the sad final split) had moved Their steps along the Dischord-side of emo and post punk [read past komakino reviews], Trains at Dawn - at Their first full lenght official release - rediscovered a pastoral passion for soundtrack works, borrowing numbers from southern folk and madrigal melodies, - and Yann Tiersen would appreciate most of these tracks. You might even hear some progressive swell from Goblin as well poetry of Rachel's, A Hack and a Hacksaw, - although I Treni all'Alba's impetuous is differently perfectionist and colder: piano, winds, percussions, flutes, acoustic guitars, - all tracks are untitled, no need for a name, - like Music spoke for itself. Personally I'm not sure about the feeling of this music hybrid (it also touches mariachi, tarantella), there's not something still memorable to me, although I cannot but saying They are all excellent performers, - sometimes the piano kicks too much and there's a continuous tension while on some passages i would have chosen more delicacy, - yet, that's a good debut.
The illustrations and drawings over the booklet are whorty more than a note, - by Domenico Sorrenti, - truly a dreamy jewel.
Komakino (Paolo Miceli)
Mettete una fredda sera d’inverno, particolarmente uggiosa, nella quale avete bisogno solo di voi stessi per avvolgervi nei vostri pensieri, nei vostri sentimenti e nelle vostre malinconie, mettetevi davanti al caminetto ed inserite questo cd nel lettore a volume medio.
Quindi lasciatevi trascinare dallo splendido canto di Tiziano “Tizio” Sgarbi, in arte Bob Corn, e dopo poco più di mezz’ora o avrete l’esigenza di premere nuovamente play sul lettore o vi ritroverete a piangere semplicemente per la bellezza della vita e quindi di tutta la sua sfera emotiva. Pochi, in oltre vent’anni di ascolti musicali, sono stati in grado di suscitare nel vostro scribacchino sensazioni ed immagini di questo tipo.
Bob Corn c’è riuscito, con l’essenzialità della sua struggente voce, con una chitarra acustica e l’aiuto di alcuni amici (provenienti da Milaus, Comaneci e Three Gentleman Suit). Queste dieci soffici ballate, sono dieci piccole, ma preziosissime, perle nelle quali il nostro si dedica con tutto se stesso, con una voce che a tratti ha il potenziale struggente dell’ultimissimo e quindi più attaccato alla vita Johnny Cash (“With you” e “Everything but nothing”), mentre si fa evocativa e vellutata in “Peace in the storm” e la profondità delle ballate country di Steve Earle o di Neil Young la troviamo in “My sweet, we’re bright”.
Parlare di folk per questo cd, scusate ma mi sembra azzardato, preferirei piuttosto di parlare di purissima arte, perché la musica diventa arte quando ti colpisce nel profondo, nella vita, come queste fantastiche dieci canzoni, che ti accompagnano nelle tue struggenti e necessarie malinconie, permettendoti di riavvolgerti in te stesso.
Rockon (Vittorio Lannutti)
Quindi lasciatevi trascinare dallo splendido canto di Tiziano “Tizio” Sgarbi, in arte Bob Corn, e dopo poco più di mezz’ora o avrete l’esigenza di premere nuovamente play sul lettore o vi ritroverete a piangere semplicemente per la bellezza della vita e quindi di tutta la sua sfera emotiva. Pochi, in oltre vent’anni di ascolti musicali, sono stati in grado di suscitare nel vostro scribacchino sensazioni ed immagini di questo tipo.
Bob Corn c’è riuscito, con l’essenzialità della sua struggente voce, con una chitarra acustica e l’aiuto di alcuni amici (provenienti da Milaus, Comaneci e Three Gentleman Suit). Queste dieci soffici ballate, sono dieci piccole, ma preziosissime, perle nelle quali il nostro si dedica con tutto se stesso, con una voce che a tratti ha il potenziale struggente dell’ultimissimo e quindi più attaccato alla vita Johnny Cash (“With you” e “Everything but nothing”), mentre si fa evocativa e vellutata in “Peace in the storm” e la profondità delle ballate country di Steve Earle o di Neil Young la troviamo in “My sweet, we’re bright”.
Parlare di folk per questo cd, scusate ma mi sembra azzardato, preferirei piuttosto di parlare di purissima arte, perché la musica diventa arte quando ti colpisce nel profondo, nella vita, come queste fantastiche dieci canzoni, che ti accompagnano nelle tue struggenti e necessarie malinconie, permettendoti di riavvolgerti in te stesso.
ebbene, dopo 5 anni, 55 concerti, una manciata di canzoni non molto equamente distribuite su un 7" ed un cd, un’altra manciata di canzoni che rimarranno solo nelle orecchie di chi le ha sentite e forse neanche in quelle, isobel is disbanded, break up, sciolto, finito, addio, ciao ciao, out of order, addavenì baffone, non si può avere la moglie ubriaca e la botte piena, now it’s time to take an holiday, closed, non ci sono più le mezze stagioni, arvetze.
è stato bello, ci siamo divertiti tantissimo, rifarremmo tutto uguale, ma quando ti accorgi che tutti nel gruppo ormai fumano la stessa marca di tabacco, capisci che è troppo ed è arrivato il momento di levarsi di torno, tirare i remi in barca, appendere le scarpe al chiodo, andare a ramengo, attaccarsi al tram.
un grazie e un abbraccio a tutti quelli che ci hanno aiutato, potevate comprarci più dischi e farci vivere di musica e noi non si arrivava a questo punto, ci avete provato, grazie lo stesso. è stato bello davvero, ma siamo braccia rubate all’agricoltura, una vanga e un trattore la fuori ci aspettano.
ciao!
isobel
ultimi appuntamenti:
questo sabato 15 marzo
isobel + altro + fog in the shell + rella
dalle 22 (puntuali!) a rovato (bs) al cs 28 maggio
e
sabato 29 marzo
isobel + tba
a bologna all’atlantide
e
se si riesce, a breve
chiusura in torino o provincia
arvetse!
è stato bello, ci siamo divertiti tantissimo, rifarremmo tutto uguale, ma quando ti accorgi che tutti nel gruppo ormai fumano la stessa marca di tabacco, capisci che è troppo ed è arrivato il momento di levarsi di torno, tirare i remi in barca, appendere le scarpe al chiodo, andare a ramengo, attaccarsi al tram.
un grazie e un abbraccio a tutti quelli che ci hanno aiutato, potevate comprarci più dischi e farci vivere di musica e noi non si arrivava a questo punto, ci avete provato, grazie lo stesso. è stato bello davvero, ma siamo braccia rubate all’agricoltura, una vanga e un trattore la fuori ci aspettano.
ciao!
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dalle 22 (puntuali!) a rovato (bs) al cs 28 maggio
e
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2008-04-25: Oslo - Rockefeller
2008-04-28: Bergen - Røkeriet, Verftet
2008-05-17: Berlin - Postbahnhof
2008-05-18: Cologne - Live music hall
2008-05-20: Munich - Backstage werk
2008-05-21: Lausanne - Le Romandie
2008-05-22: Firenze - Viper
2008-05-23: Rome - Alpheus
2008-05-24: Rimini - Velvet
2008-05-25: Milano - Alcatraz
2008-05-27: Antwerp - Hof ter Lo
2008-05-28: Eindhoven - Effenaar
2008-05-29: Utrecht - Tivoli
2008-05-30: Bremen - Schlachthof
2008-05-31: Hamburg - Fabrik
2008-06-19/22: Terrastock 7, Louisville, Kentucky, USA
2008-07-19: Burg Herzberg hippie convention, Germany.
Si affitta camper?
2008-04-28: Bergen - Røkeriet, Verftet
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2008-05-23: Rome - Alpheus
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2008-05-25: Milano - Alcatraz
2008-05-27: Antwerp - Hof ter Lo
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2008-05-30: Bremen - Schlachthof
2008-05-31: Hamburg - Fabrik
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Si affitta camper?
L’Italia. San Colombano al Lambro. Gli X-Mary. Il pop. L’amore. La poesia. Il punk. Il sole ci bacia sulla bocca. Il profumo della terra. E ancora il pop. E ancora l’amore. L’incrocio naturale. Le consuetudini beate della musica italiana che continua ad esistere, che continua a vivere, che resiste. La storia si ripete. Il pop e le sue sfumature, i suoi colori, vivaci, sbiaditi. L’arcobaleno dell’amore. Gli X-Mary e il miracolo nostrano. L’apparizione dei quattro angeli lombardi. Gli X-Mary al terzo centro, il terzo botto, “X-Mary Al Circo”.
A un anno e mezzo di distanza dal precedente, clamoroso, “A Tavola con Il Principe”, riecco il quartetto, sempre vivo, sempre ingordo, sempre rombante, camaleontico. “X-Mary Al Circo”, quattordici brani, ventisei minuti, l’arte diventa attuale, contemporanea. Solo ed esclusivamente pop, elegante, nostalgico, dolcissimo, ironico. “X-Mary Al Circo”, una lunga, lunghissima lista di etichette discografiche (dieci in tutto) cui è affidata la pubblicazione del disco, qualche sfuriata punk-hardcore (“Ildebrando”, “Derby Crash”, “Manuale di corteggiamento”), una serie di strumenti tutti nuovi (tastiere, trombe, congas, drum machine) e una manciata di novità così nere (vedi “Mohamed Sahara”), così danzerecce (vedi “L’amico dell’amico”).
Poi è il trionfo dell’amore (“Marco ti amo”), il trionfo della poesia (“Parce que je pense à toi”), il trionfo dei controsensi (“Giacomino il Re del Circo” e “Fatima (Santo part-time)”). Gli X-Mary del 2008, sullo sfondo un megaposter di Luca Carboni (“Marco ti amo") e una piccola foto impolverata di Colin Newman.
“X-Mary Al Circo”, il terzo colpo e nessuna sbavatura. “X-Mary Al Circo”, un album completo, perfetto, preciso, semplicemente italiano. Gli X-Mary e il terzo successo. E come diciotto mesi fa, cala il silenzio. Tutti in piedi. Ancora una volta, chapeau.
Francesco Diodati




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